Koji: Sua figlia era una giovanniccia.
Insegnante: Uhm, come, scusa? Giovanniccia?
Koji: Sì, peggiorativo.
Insegnante: ...
Haruno: Ahahah, sì sì, ho capito, molto carino: ragazzaccia, significa cattiva ragazza.
Koji: Ah sì! Eheh, non giovaniccia, ma ragazzaccia, volevo dire.
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Si chiama correzione tra pari, e gli insegnanti l'adorano. Specie perché il più delle volte gli salva la vita.
Insegnante: Come stai oggi, Annelies?
Annelies: Domani torno a casa, in Austria, quindi oggi sono molto molto fecile... no, facile!!
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Per me, al contrario, ogni partenza è difficile.
Insegnante: Sai suonare qualche strumento?
Koji: Strumento significa per esempio la tomba?
Insegnante: La tRomba, sì.
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Altri sono gli strumenti del destino.
Insegnante: ... Sì, la Calabria è una regione italiana.
Annelies: Sì, come la Pùlgola.
Insegnante: Esattamente.
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Ci vorrebbe un capitolo geografico a sé.
Quanto ad Annelies, so già che mi mancherà moltissimo.
L'idea delle cose noiose da fare mi sfianca, mi sembra tutto faticoso, duro, inaffrontabile, insostenibile. Rimando, rimando, rimando. E più rimando, più mi stanco, ché il numero delle cose da fare aumenta e poi perdo il controllo della situazione.
Ci sono però momenti magici, stagioni speciali in cui per qualche motivo mi dico "forza, dai!" e una dopo l'altra faccio tutte le cose noiose: porto la vespa dal meccanico, faccio un paio di telefonate sgradevoli, faccio conversazione con la vicina di casa e le lascio la delega per la riunione di condominio, lavo tutti i piatti ma proprio tutti.
La sensazione di benessere che provo dopo, è impagabile. E sono molto meno stanca di quando rimando tutto.
Insegnante: Che cosa hai fatto ieri, Mayumi?
Mayumi: Ho parlato con il mio casino.
Insegnante: Cugino?
Haruno: Ahahah!
Mauymi: Cusino, sì! Eheh
Kaoru: Casino, ahahah!
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Quando colgono anche loro il doppio senso, è un tripudio di gioia!
Ci sono amicizie che sono così belle che dopo 27 anni, ancora, ci si fa una telefonata, si sta un'ora e mezza a parlare, e finisce che ci si commuove tutte e due.
Amica mia, bene prezioso, lucentezza.
Logico aver fretta, dal momento che la vita è tanto breve.
Eppure - constato quotidianamente -, la fretta non giova.
Respirare col diaframma - sì - giova.
Non sprecare il tempo - anche - giova.
"Il mondo, quindi, è una metafora di qualcosa?", domanda il postino a Neruda, in quel bel film che ho rivisto stamattina.
E a me le metafore, si sa, mi son sempre piaciute tanto.
Insegnante: Andrea, che cosa hai bevuto ieri?
Andrea: Ho berutto un bicchiere di vino rosso.
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Fosse stata coca cola sarebbe stato perfetto.
"Non c'è nemmeno un pittore, un artista", dice lei, addentrandosi con una smorfia dentro la fiera enogastronomica di Certaldo, seguendo contro voglia il marito, "Eppoi: Io ODIO stare in mezzo alla gente".
"Me l'hai chiesto te di venire", ribatte il coniuge, malsicuro.
"No. Io t'ho solo chiesto dov'era", conclude secca, lei.
Lei lo guarda in cagnesco, lui sbircia in giro per vedere se trova un angolino tranquillo, senza gente.
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Ci ripenso tutto il giorno. Un po' mi viene da ridere, un po' da piangere.
Shota (giapponese): Normalmente, nel matrimonio tradizionale italiano, la sposa ha un buchetto di fiori d'arancio.
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Nuovo studente, Shota. Molto carino.
Insegnante: Oggi studiamo gli aggettivi possessivi. Per la prima persona usiamo "mio", per la seconda persona "tuo", per la terza...?
Andrea (ungherese): Luo.
Insegnante: E' una buona idea, ma è un po' differente.
Anneliese (austriaca): Lio.
Insegnante: Molto carino, ma è diverso.
Andrea: Leo.
Insegnante: Più carino ancora! Purtroppo è "suo", mi dispiace.
Andrea, Anneliese, Harald, Eddie: Eheh eheheh!
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Ero sinceramente dispiaciuta: "lio, leo, luo" erano tutte soluzioni molto più logiche e senz'altro più poetiche.
Insegnante: Proviamo a usare la preposizione "da". Chi può fare un esempio?
Anneliese: Una ghiaccia da cocca.
Insegnante: Come, scusa?
Anneliese: Una giacca da cucca?
Insegnante: Cucca?
Anneliese: Cuccia.
Insegnante: ...
Anneliese: Cocca.
Insegnante: Una giacca da cuoca, certo! Molto bene!
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Fiuu, ce l'ho fatta.