Anna Maria Romagnoli,
La parola che conquista
Manuale di pronuncia e dizione
per i "professionisti della parola"
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Tre stellette, per la chiarezza e per un paio di spunti divertenti.
Ma non quattro, perché in qualche punto è lacunoso e approssimativo
Tennessee Williams, La rosa tatuata
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A volte ci sono cose bellissime che casualmente ci sfuggono.
E poi, finalmente, le incontriamo.
Lettura, teatro, emozioni, vita.
Sul blog di Massimo c'è scritto
"ESPORSI, non ESIBIRSI"
Che infatti corrisponde al mio modo di sentire l'arte.
(Venite, amici, a fare teatro insieme... ho cominciato un nuovo corso di teatro)
Ieri alla mostra Private Flat: idea strepitosa, splendidamente realizzata.
Che uno va, passa e vede mille mila cose, belle e meno belle, ma sempre in grado di aprire un po' il cervello a pensieri non pensati prima, non sentiti già.
La cosa più carina della mostra:
Entro in una specie di sgabuzzino attraversando una tenda nera. In terra c'è un televisore dove ci sono immagini in bianco e nero. Le immagini sono lente, movimenti umani lentissimi. L'attenzione però si sposta immediatamente su un altro elemento. Quello che apparentemente è un manichino bianco con la testa fasciata buttato in un angolo, è invece una donna. E' viva e cattura subito.
La guardo, lei mi guarda, senza ammiccamenti, ma mi guarda, davvero.
Mi tende una mano, da lì dov'è, rannicchiata in un angolo. Istintivamente le tendo la mia e le nostre mani presto si toccano. L'aiuto ad alzarsi. E' tutta dipinta di bianco, dalla testa ai piedi ed è senza vestiti, c'è solo la sua pelle dipinta di bianco.
Quando si è alzata, con un movimento lento e fluido, mi si avvicina e mi abbraccia. Ricambio il suo abbraccio e restiamo lì un po'. Sento il suo respiro e sento il battito del suo cuore. Sento che lei mi sta ascoltando.
Dopo un certo tempo lei si scioglie dall'abbraccio e mi volta lentamente le spalle. Sulla sua schiena dipinta di bianco c'è una scritta nera che dice "ROM".
Resto a guardarla ancora un po', emozionata. Poi esco, e mi dispiace lasciarla lì.
Brava.-
Silvia Calamai, Difficilmente, la notte.
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Brevissimo atto unico, tre donne (Rosa, Rosalia e Rosanna) e un uomo, Endimione, che non riesce a prender sonno.
Ho ammirazione incondizionata per chi riesce ad avere idee per scrivere, io.
(Dovrei cominciare a scrivere, anch'io, per davvero, dico. E senza un progetto razionale predefinito. Come suggeriva la mia amica Chiara)
Francis Veber, La cena dei cretini.-
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Volevo andare a vederlo stasera, ma nel teatro dove lo davano i posti erano tutti esauriti, così ho cercato il copione, e me lo sono letto tutto d'un fiato. Lo trovo ancora più bello di quanto ricordassi il film. Quattro stellette, e il desiderio di metterlo in scena.-
Alan AYCKBOURN, Camere da letto.-
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Commedia brillante, trovata per caso, cercando altro, e piacevolmente letta.
Chissà come sarebbe, vedendola (facendola).-
Quando sono in teatro, il tempo non esiste più.
Non conta il tempo, conta la vita.
Tennessee Williams, La gatta sul tetto che scotta
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Non mi era nuovo il testo, ma l'ho riletto in una chiave nuova.
Differenti livelli di malattia mentale.-
Dal 1° luglio fino al 15 sono impegnata in "Cristiana: la colpa segreta", all'interno della rassegna del Mese Mediceo.
In questa foto sono la matta Isabella.
Lo spettacolo è bellissimo e io sono felice.-
Il termine corretto è emozione.
Paura infatto no, è un'altra cosa.
Sabato 18 aprile mappi in versione teatrale.
Al Nexus Studio in via Rismondo 14 a Firenze, ore 21.00
Venite, amici, venite!!
(e prenotate scrivendo a info@nexustudio.it)
Due stellette sono pure troppe.
Non mi è piaciuto questo libro che accenna senza spiegare,
che lancia il sasso e ritrae la mano.
José Saramago, Il racconto dell'isola sconosciuta.
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Quattro stellette e via. Che a raccontarlo si racconta tutto, perché è un librino di sole 29 pagine. Ma vien da ridere e da ammiccare e viene da versare una lacrima alla fine, quando si scopre che è così che funziona tante volte la vita. E che le isole sconosciute non si finiranno mai di scoprire, per fortuna. E poi sì, viene voglia di farne del bel teatro.
A volte ho difficoltà a connettere i due emisferi del mio cervello.
Ma ci provo, oh sì, ci provo!